Piazza accesa per l’Ucraina a quattro anni dall’invasione: fiaccole, bandiere e un messaggio netto contro la guerra

Si è svolta questa sera a Genova l’iniziativa «Insieme per l’Ucraina», promossa a sostegno della comunità ucraina cittadina e ligure nel quarto anniversario dell’invasione russa. In piazza, tra candele disposte a croce, bandiere gialloblù e partecipazione trasversale, è stato rilanciato un appello per una pace «giusta e duratura», nel segno della legalità internazionale e della solidarietà concreta
Genova si è ritrovata questa sera in piazza per rinnovare pubblicamente la propria vicinanza all’Ucraina e alla comunità ucraina presente in città e in Liguria, a quattro anni dall’invasione russa che continua a segnare il cuore dell’Europa. L’iniziativa, intitolata «Insieme per l’Ucraina», ha unito momento civile, testimonianza pubblica e partecipazione popolare, con tante persone raccolte tra bandiere gialloblù, luci e candele accese in un clima composto ma molto intenso. Hanno aderito Azione, +Europa, Italia Viva, Ora! Liguria, Partito Radicale, Movimento Federalista Europeo, Partito Democratico, Partito Socialista Italiano (Psi), e Partito Liberaldemocratico.


Le immagini della serata raccontano una partecipazione ampia, con cittadini di diverse età presenti in piazza e una forte presenza di simboli ucraini. Uno dei momenti più significativi è stato quello della composizione di una grande croce luminosa di candele sul selciato, gesto dal forte valore simbolico che ha richiamato insieme il lutto per le vittime, la memoria della guerra e la richiesta di pace. Attorno alla croce si sono stretti partecipanti, famiglie e rappresentanti della comunità, in un silenzio interrotto soltanto dalle voci e dai messaggi di sostegno.

Il senso politico e civile dell’iniziativa è stato chiaro fin dalle parole che hanno accompagnato la mobilitazione. A quattro anni dall’inizio del conflitto, è stato ribadito che le sirene continuano a suonare e che le città ucraine restano sotto attacco, mentre la guerra continua a produrre distruzione, profughi e vittime innocenti. Nel messaggio diffuso per la manifestazione si richiama con forza anche la dimensione europea della crisi, sottolineando come il conflitto abbia riportato al centro del continente una rottura gravissima dei principi di sovranità degli Stati, inviolabilità dei confini e rispetto del diritto internazionale.
Nel testo che ha accompagnato l’iniziativa viene inoltre richiamato il ruolo svolto da Genova fin dall’inizio della guerra, con un riferimento esplicito alla solidarietà concreta dimostrata dalla città e dai cittadini nell’accoglienza di chi fuggiva dal conflitto, attraverso percorsi di integrazione, lavoro e sostegno alla dignità delle persone. Un passaggio che lega il piano simbolico della manifestazione a quello delle scelte quotidiane compiute in questi anni dal territorio.
Al centro della serata anche una posizione politica netta sul quadro internazionale, con la riaffermazione dell’Ucraina come Stato sovrano e libero di determinare il proprio futuro, la condanna dell’aggressione russa e il sostegno a una pace definita «giusta e duratura», fondata sul rispetto del diritto internazionale e sulla sicurezza europea. Nel messaggio pubblico compare anche un richiamo a un’Europa più forte e unita, capace di difendere i propri valori democratici e di non essere subalterna nei nuovi equilibri globali, con una pace che non venga confusa con la resa dell’aggredito.
L’iniziativa genovese si inserisce in un calendario di appuntamenti pensati proprio per accompagnare il quarto anniversario della guerra, con momenti culturali e pubblici di sensibilizzazione. La serata di oggi ha rappresentato il primo passaggio di un percorso che punta a tenere alta l’attenzione su una guerra che, pur protratta nel tempo, continua ad avere effetti profondissimi sulle persone e sugli equilibri europei.
In piazza, più che la retorica, si è visto soprattutto il bisogno di testimoniare una vicinanza reale: quella di una città che, anche a distanza di quattro anni dall’inizio dell’invasione, sceglie di non considerare il conflitto come un fatto lontano e di ribadire, con una presenza fisica e visibile, che la solidarietà alla comunità ucraina resta una responsabilità condivisa.
In copertina: foto di Mariapia Verdona
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